Capire l’infotainment nell’era di Mario Monti

Segnalazione per gli studenti che fossero interessati.

Nasce OsservatorioTivvù. Tutto fa politica (a nostra insaputa). Un laboratorio aperto a studenti interessati per studiare come la politica attraversi spazi televisivi anche inattesi.

Qui il post di Giovanna Cosenza che, insieme a Valigia Blu, lancia l’iniziativa.

Perché lanciamo OsservatorioTivvù proprio ora? Perché pensiamo che questo particolare momento storico, con il governo Monti in prima linea e i partiti che in apparenza stanno solo sullo sfondo, sia particolarmente fecondo per capire in che modo e fino a che punto il cosiddetto «politainment» televisivo (la mescolanza di politica e intrattenimento) servirà ai partiti, nel prossimo anno, per costruire, ricostruire o correggere l’immagine dei loro leader, e proporne nuovi in vista delle prossime elezioni politiche. Che siano nella primavera 2013, come molti sostengono, o prima, non importa: la campagna elettorale è già cominciata.

Se il web tocca la «pelle sociale»

Sul numero di Reset uscito in questi giorni, ho scritto con Mauro quest’articolo. 

Alla fine l’annuncio di Manuel Castells si è avverato. La mass self communication – ossia il blogging, i like e i commenti sui social network, ma anche le catene di sms –è divenuto un reale strumento di contropotere capace di cambiare incidere su un risultato elettorale anche in Italia. Dalle drammatiche comunicazioni per il G8 di Genova alla «beffa di Sucate» ai Morattiquotes, in dieci anni la mobilitazione politica in rete si è spostata sui social network per divenire un fenomeno realmente grassroots e su larga scala. Meno militanza antagonista alla Indymedia (peraltro apprezzata dal sociologo catalano) e più partecipazione ludica e consapevole.

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Dall’Economist di domani

copertina economist

Il settimanale inglese pubblica un ampio dossier sull’Italia berlusconiana e post. Ecco un incisivo e amaro estratto:

Nella sua breve vita come nazione l’Italia è stata ricostruita più volte. Tuttavia negli ultimi decenni il Paese è vissuto della rendita di un miracolo economico giunto al termine negli anni ’70. Potrebbe andare avanti in questo modo più meno indefinitamente, impoverendosi e invecchiando sempre più, ma comunque restando a galla abbastanza agevolmente. Per il momento sembra che questa sia la cosa più probabile che possa accadere. Ma il Paese ha un bisogno disperato di un nuovo risveglio, come quello che portò all’unificazione 150 anni fa.

Il giornalismo “aumentato”

Un lungo manifesto sul giornalismo che cambia e su come ci si dovrebbe attrezzare. I dieci punti elencati sono un’ottima base di partenza per iniziare a riflettere sul cambiamento in corso nel mondo dell’informazione.

Essentially everything that is currently disrupting journalism today did not exist in 2000: high-speed Internet connections, blogs, podcasts, RSS feeds, Google News, Gmail, YouTube, Facebook, Twitter, iTunes, apps, flat screens, HD, 3D, WiFi, geotagging, metadata, iPods, mobile internet, smartphones, iPhones, BlackBerry phones, tablets, Andriods, iPad, e-books, streaming videos, etc…

Journalists in new media are facing a transformational crisis. It’s as significant as the invention of the telegraph in the nineteenth century, and is as groundbreaking as the invention of the printing press for the Catholic Church during the fifteenth century.

L‘articolo completo l’ho trovato grazie a lui.

Come cambia un titolo dalla carta al web

Perché i titoli sulla rete sono molto più didascalici di quelli su carta? Risponde un’interessante articolo di Atlantic tradotto da Internazionale questa settimana.

Se le ricerche online sono sempre più letterali, che fine faranno i titoli che contengono giochi di parole? Rimarranno solo sulle edizioni di carta? In effetti sempre più giornali si affidano al search engine optimization (Seo) e ai nuovi giornalisti viene insegnato che la cosa più importante è la visibilità su Google: per questo molti copy editor temono che i titoli somiglieranno sempre più a degli annunci.

Nell’articolo non si cita, se non in un’allusione di passaggio, che l’altra ragione è che sul web i titoli sono in primo luogo link, senza dunque tutto l’apparato (semiotico) che aiuta la comprensione del titolo stesso. Non ci sono foto, sommari, articolo sotto da scorrere, a rendere intellegibile il titolo stesso. Tutto deve essere più didascalico, appunto.

I partiti personali scricchiolano, tornano le opinioni

Alberto Ferrigolo ha sentito per Caffe’ Europa tre politologi come Mauro Calise, Roberto D’Alimonte e Gianfranco Pasquino per provare a unire i puntini che ci restituisce l’ultimo risultato elettorale. E si scoprono varie interpretazioni sorprendenti.

«Sa cosa penso di queste elezioni? Che il dato più interessante è il ritorno al voto d’opinione» afferma Mauro Calise. «Io in genere distinguo tra quattro tipi di voto, che è poi la ripartizione classica: appartenenza, scambio, d’opinione a cui va aggiunta la novità di questi ultimi due decenni che è il voto leaderistico-plebiscitario, la vera forza un po’ di Berlusconi e che è stata anche quella in base alla quale ha sparigliato il sistema politico italiano. Se uno poi guarda soprattutto a Milano, quel che colpisce è l’affermazione di un candidato con un retroterra organizzativo quasi nullo, perché il Pd a Milano è notoriamente inesistente, nelle periferie e nel suo radicamento territoriale, di carisma – poi – non mi pare davvero si possa parlare… Pisapia lo descrivono tutti come un comunicatore mediocre… per usare un eufemismo… e non mi pare che si possa parlare di voto di scambio visto che sono vent’anni che la sinistra in quella città è a digiuno di potere, dunque…».

Il resto dell’articolo è qui.

“Berlusconi as a client” secondo me

The prime minister is not an ordinary client. He shares with the common john a passion for variety, and a desire to be reassured about his own power through access to a beautiful female body. But while the typical relationship between client and prostitute ends with the performance (indeed, the lack of “commitment” beyond that is part of the reason for its demand), Berlusconi wants “to make every woman feel special,” to commit to his “guests” beyond a cash exchange through a system of dependent patronage (with the corresponding risk of blackmail).

Su Dissent – “il forum della sinistra newyorchese” – ho scritto con Giorgia Serughetti un pezzo che prova a descrivere agli americani quel che è stato il Rubygate e anche ad andare un po’ oltre.

A parlare di Beppe Grillo

Sabato ho partecipato a il Tuffatore su Radio Popolare Roma. Qui per sentire la puntata.

Nella puntata ci si interroga sul fenomeno di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle, candidato autonomo in ben 75 Comuni alle prossime elezioni amministrative, per analizzarne metodi di pensiero e di comunicazione. Conduce: Susanna Marietti. Ospiti: Francesco Ferrante (Senatore Pd), Alessandro Lanni (caporedattore Reset). La finestra sul mondo arabo: Rosario Simone (esperto di mondo arabo). Rubrica ‘Made in Italy’, di Pietro Sparacino. Il punto della settimana: Luigi Nieri (direttore de Linkontro.info).

Neopopulismo e Tea Party in Europa

C’è stata una stagione (oddio, stagione). C’è stata una settimana – più o meno nell’ottobre 2010 – in cui Berlusconi se ne uscì dicendo che sarebbe stato bello avere un Tea Party italiano. Un po’ di fibrillazione, la Santanché che si candidava alla guida, il piccolo cotè liberista della destra (ve lo ricordate Antonio Martino? eh, quello) si scandalizza perché il pendolo va troppo dalla parte identitaria e anti-immigrati piuttosto che da quella del “no taxation without…”. E la meringa si sgonfia in un attimo.
Adesso, dopo i trionfi da Helsinki a Lugano passando per Budapest delle destre populiste in Europa e in attesa del successo della giovane Le Pen in Francia, qualcuno tira fuori la storia di un Tea Party europeo. Come abbiamo visto in lungo e in largo, ci sono affinità ma anche molte differenze tra birthers e i fan di Glenn Beck e le varie destre europee ma tant’è.
Qui un articolo (segnalatomi dalla studentessa Michela Mancini) e qui un altro uscito sul Messaggero e scritto dal buon Francesco.