Se il web tocca la «pelle sociale»

Sul numero di Reset uscito in questi giorni, ho scritto con Mauro quest’articolo. 

Alla fine l’annuncio di Manuel Castells si è avverato. La mass self communication – ossia il blogging, i like e i commenti sui social network, ma anche le catene di sms –è divenuto un reale strumento di contropotere capace di cambiare incidere su un risultato elettorale anche in Italia. Dalle drammatiche comunicazioni per il G8 di Genova alla «beffa di Sucate» ai Morattiquotes, in dieci anni la mobilitazione politica in rete si è spostata sui social network per divenire un fenomeno realmente grassroots e su larga scala. Meno militanza antagonista alla Indymedia (peraltro apprezzata dal sociologo catalano) e più partecipazione ludica e consapevole.

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Il giornalismo “aumentato”

Un lungo manifesto sul giornalismo che cambia e su come ci si dovrebbe attrezzare. I dieci punti elencati sono un’ottima base di partenza per iniziare a riflettere sul cambiamento in corso nel mondo dell’informazione.

Essentially everything that is currently disrupting journalism today did not exist in 2000: high-speed Internet connections, blogs, podcasts, RSS feeds, Google News, Gmail, YouTube, Facebook, Twitter, iTunes, apps, flat screens, HD, 3D, WiFi, geotagging, metadata, iPods, mobile internet, smartphones, iPhones, BlackBerry phones, tablets, Andriods, iPad, e-books, streaming videos, etc…

Journalists in new media are facing a transformational crisis. It’s as significant as the invention of the telegraph in the nineteenth century, and is as groundbreaking as the invention of the printing press for the Catholic Church during the fifteenth century.

L‘articolo completo l’ho trovato grazie a lui.

Come cambia un titolo dalla carta al web

Perché i titoli sulla rete sono molto più didascalici di quelli su carta? Risponde un’interessante articolo di Atlantic tradotto da Internazionale questa settimana.

Se le ricerche online sono sempre più letterali, che fine faranno i titoli che contengono giochi di parole? Rimarranno solo sulle edizioni di carta? In effetti sempre più giornali si affidano al search engine optimization (Seo) e ai nuovi giornalisti viene insegnato che la cosa più importante è la visibilità su Google: per questo molti copy editor temono che i titoli somiglieranno sempre più a degli annunci.

Nell’articolo non si cita, se non in un’allusione di passaggio, che l’altra ragione è che sul web i titoli sono in primo luogo link, senza dunque tutto l’apparato (semiotico) che aiuta la comprensione del titolo stesso. Non ci sono foto, sommari, articolo sotto da scorrere, a rendere intellegibile il titolo stesso. Tutto deve essere più didascalico, appunto.

Siamo tutti giornalai

Su ogni euro venduto, l’edicola guadagna poco meno di 19 centesimi (il 18,77% del prezzo di copertina), il 10-15% va ai distributori e il resto arriva all’editore che ci paga tutti i costi. Il risultato è che le edicole spariscono.

(Pezzo di Matteo Bartocci sullo stato delle 33mila edicole italiane da leggere in accoppiata ai due capitoli sulla stampa dell’ultimo libro di Habermas)