Come cambia la libertà d’espressione sul web

Prendiamo l’attrito tra Ostuni e Carofiglio. Di cosa si tratta se non di parole (giuste o sbagliate) scritte nel posto sbagliato? Lo scriveva ieri su queste pagine Filippo La Porta: «Cose del genere le penso quasi ogni giorno per qualche libro che mi capita casualmente sotto gli occhi, e le scambio con gli amici». Ma la bacheca di Facebook non è lo stesso di una chiacchierata tra amici; è “nostra” – e dunque privata – fino a un certo punto. I contenuti dei social network sono “scalabili” ovvero trasferibili da profilo privato a profilo privato, moltiplicando i potenziali lettori del messaggio originario rendendolo alla fine pubblico.

A partire da qualche caso recente, ho scritto questo su Europa.

Tahar Ben Jelloun: la letteratura e le rivoluzioni in Siria e nel Nord Africa

Qualche tempo fa ho incontrato lo scrittore marocchino. Questo il risultato.

«Twitter e Facebook hanno fermato gli islamisti e il tentativo di indirizzare le rivoluzioni nel Nord Africa». «Però, ormai è chiaro – si veda la Siria – che senza l’esercito non si fanno rivoluzioni». «In Marocco è il re è troppo amato perché il popolo voglia un cambiamento radicale della situazione». «E’ in momenti come questi che nasce la grande letteratura, che sa cogliere e raccontare il passaggio di un’epoca».

Le opinioni del grande scrittore su quello che è accaduto e sta accadendo nei paesi arabi.

Preso qui

“Ho lanciato il tag #iohovotato per i referendum e ho sbancato Twitter”

Il giorno dei referendum, Claudia lancia l’hashtag #iohovotato nella tempesta perfetta che è Twitter il 12 giugno. E subito i cinguettatori l’hanno adottata. Ho intervistato Tigella (così è nota sul web) e mi ha spiegato come le è saltato in testa quel tag ma anche cosa ne pensa del cambiamento tra informazione tradizionale e on line e tra fare news con i blog e sui social network.

Domenica mattina, a urne aperte di fresco, facevo un giro sul web, come sempre alla mattina quando mi sveglio, in cerca di notizie, per controllare se e cosa è successo. Sono capitata su una discussione su Friendfeed in cui Dario e Roberta Milano si chiedevano come dare visibilità al flusso di tweet che stava iniziando a circolare sul referendum

L’intervista completa

Tam-tam Facebook, i referendum sui social network

I social network sono fatti apposta per i tormentoni, come è successo ad esempio nella campagna elettorale delle amministrative dopo il faccia a faccia tra Moratti e Pisapia. Le piazze telematiche hanno questa speciale capacità di mobilitare, di creare seguito intorno a una campagna. Come sta succedendo per i referendum del 12 e 13 giugno.

L’articolo continua qui.

Dopo la campagna elettorale, ecco una nuova occasione per misurare la capacità di mobilitazione del web 2.0 italiano: i referendum. Nell’epoca in cui vince non chi conquista il centro ma chi porta la maggiorparte dei suoi a votare, Twitter e Facebook sono l’avanguardia. Se la vittoria di Pisapia, almeno in parte, l’ha mostrato, vediamo se riesce anche con il nucleare, l’acqua e il legittimo impedimento.