Grillo, tra deittico e batonico


Ma cosa sono queste migliaia di bracciate spese tra Scilla e Cariddi? Be’, in primo luogo e soprattutto un messaggio del corpo, un gesto con cui Grillo dice qualcosa a chi lo guarda. Seguendo i manuali di prossemica – la scienza che studia i gesti – diremmo in primo luogo che quella nuotata è un gesto deittico, che indica. È un dito puntato verso il nuovo obiettivo politico di Grillo e del M5S, appunto la Sicilia. La scommessa oggi è là, in una regione che finora per la protesta aveva preferito i forconi (a proposito, ma che fine hanno fatto?). Il corpo tutto è usato come un indice per prendere la mira.

Su Europa ho scritto sulla nuotata di Beppe Grillo.

Come cambia la libertà d’espressione sul web

Prendiamo l’attrito tra Ostuni e Carofiglio. Di cosa si tratta se non di parole (giuste o sbagliate) scritte nel posto sbagliato? Lo scriveva ieri su queste pagine Filippo La Porta: «Cose del genere le penso quasi ogni giorno per qualche libro che mi capita casualmente sotto gli occhi, e le scambio con gli amici». Ma la bacheca di Facebook non è lo stesso di una chiacchierata tra amici; è “nostra” – e dunque privata – fino a un certo punto. I contenuti dei social network sono “scalabili” ovvero trasferibili da profilo privato a profilo privato, moltiplicando i potenziali lettori del messaggio originario rendendolo alla fine pubblico.

A partire da qualche caso recente, ho scritto questo su Europa.

I co.co.pro. di Grillo

Dopo la vittoria di Beppe Grillo a Parma e in altri comuni ho scritto questo articolo per Europa.

Un “contratto” precario e al passo con i tempi, quello di Grillo con i suoi. Ma che forse domani potranno chiedere di rivederlo, di divenire liberi professionisti. Già, perché il rapporto tra Beppe e il Movimento non è di assunzione a tempo indeterminato, figuriamoci, l’affiliazione per tutta la vita al partito è finita, neanche il Pd riesce a star tranquillo col suo zoccolo duro. Ma neanche co.co.co. La collaborazione è coordinata sì ma sempre meno e continuativa. Piuttosto finora è stato un co.co.pro., contratto a progetto, con l’obiettivo di arrivare, di conquistare il palazzo.

Ma poi?

«Monti, dittatore democratico»

Alain Touraine

Una “aristocrazia democratica”. Così il sociologo Ilvo Diamanti ha definito il “montismo” al governo ora. La nostra democrazia è a rischio?
L’Italia è in una situazione come quella della Grecia antica nella quale c’era un “dittatore” per un tempo limitato, se possiamo dir così. Monti è qui per un periodo limitato e spero fino al marzo 2013. Sta in quel posto per ricreare, o creare ex novo, una capacità di decisione. In un momento in cui decisioni importanti e difficili sono indispensabili per il paese, l’Italia ha dimostrato di non saper decidere. Ricreare questa capacità è un atto profondamente democratico.

L’intervista che ho fatto ad Alain Touraine è uscita su Europa.

La solitudine del twittatore compulsivo

Nel suo ponderoso Insieme ma soli (Codice edizioni), l’antropologa e psicologa del Mit raccoglie il precipitato di anni di studi, osservazioni e interviste, su di un mondo che cambia alla velocità di un tweet. Una lunga inchiesta intorno alle trasformazioni del nostro io causate da un uso smodato e compulsivo delle nuove piattaforme per la comunicazione digitale e a quei dispositivi (addirittura robot da compagnia!) che dovrebbero riempire le nostre solitudini. Si tratta di un lavoro importante come i precedenti e da poche settimane uscito anche in Italia.

Ho intervistato Sherry Turkle, antropologa e studiosa di cybercultura al Mit. La chiacchierata è uscita su Europa.

A colloquio con David Weinberger

Ho fatto un’intervista su Europa a uno dei migliori “filosofi della rete” (anche se lui dice di no, che non è un filosofo) in circolazione.

Troppa informazione, troppe nicchie, troppa superficialità, troppe bufale, troppa velocità, e via così, tanto che la lista dei “troppo” abbinati alla rete potrebbe allungarsi a dismisura. Sembra che l’arma in mano alla tradizione per aggredire le novità che il web porta con sé sia l’accusa della sovrabbondanza e dell’eccesso sempre e comunque.
David Weinberger, tra gli autori del mitico Cluetrain Manifesto, prende di petto la questione del “troppo” fin dal titolo del suo ultimo libro uscito da qualche settimana negli Usa, Too big to know (Basic Books), ovvero troppo grande per essere conosciuto.

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