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Grillo, i giornalisti e l’ossessione della Verità

grillo

Mi sembra torni attuale in questi giorni un articolo che avevo scritto ormai più di tre anni fa sull’ossessione di Beppe Grillo e del M5S per i giornalisti e per la Verità (ossessione che, d’altra parte, condivide con alcuni giornalisti).

I giornalisti – Platone non li chiama così, ma Derrida in un gustoso libretto sì – sono traditori perché scrivono e la scrittura per natura tradisce la verità. Tutti coloro che si fidano dei giornali possono diventare «portatori di opinioni invece che sapienti», come direbbe il mitico re egiziano Thamus, alter ego di Platone e ostile alla scrittura. E allora occhio ai giornalisti.

«Vi dico come stanno veramente le cose», «dobbiamo far vedere cosa facciamo veramente». La retorica della rivelazione è un cavallo di battaglia di Grillo ma il mito della trasparenza assoluta e del controllo su qualsiasi affermazione si arena sugli scogli della comunicazione che per sua natura è una scelta, una selezione e un filtro.

Parlo con te e non con altri, parlo di questo e non di quello. Può non piacere, ma l’ambizione alla verità, anzi alla Verità, rende improbo il compito della democrazia che mette in gioco opinioni da comporre più che verità da rivelare.

Bollini di qualità sui giornalisti, sulle fonti, addirittura sulle stanze in cui fare interviste, non garantiranno in eterno dagli inciampi della democrazia, che esige parole, opinioni e conflitti.

Qui l’articolo completo uscito originariamente su Europa.

[Riprendo a pubblicare qualcosa qui dopo quasi quattro anni, vediamo se riesco a tenere un ritmo accettabile]

Grillo, tra deittico e batonico


Ma cosa sono queste migliaia di bracciate spese tra Scilla e Cariddi? Be’, in primo luogo e soprattutto un messaggio del corpo, un gesto con cui Grillo dice qualcosa a chi lo guarda. Seguendo i manuali di prossemica – la scienza che studia i gesti – diremmo in primo luogo che quella nuotata è un gesto deittico, che indica. È un dito puntato verso il nuovo obiettivo politico di Grillo e del M5S, appunto la Sicilia. La scommessa oggi è là, in una regione che finora per la protesta aveva preferito i forconi (a proposito, ma che fine hanno fatto?). Il corpo tutto è usato come un indice per prendere la mira.

Su Europa ho scritto sulla nuotata di Beppe Grillo.

I co.co.pro. di Grillo

Dopo la vittoria di Beppe Grillo a Parma e in altri comuni ho scritto questo articolo per Europa.

Un “contratto” precario e al passo con i tempi, quello di Grillo con i suoi. Ma che forse domani potranno chiedere di rivederlo, di divenire liberi professionisti. Già, perché il rapporto tra Beppe e il Movimento non è di assunzione a tempo indeterminato, figuriamoci, l’affiliazione per tutta la vita al partito è finita, neanche il Pd riesce a star tranquillo col suo zoccolo duro. Ma neanche co.co.co. La collaborazione è coordinata sì ma sempre meno e continuativa. Piuttosto finora è stato un co.co.pro., contratto a progetto, con l’obiettivo di arrivare, di conquistare il palazzo.

Ma poi?

Beppe Grillo e gli immigrati

Beppe Grillo ribadisce quello che aveva già detto nel suo tour della campagna elettorale a proposito dell’enorme questione dell’imigrazione in Italia. Il comico-blogger la vede più o meno come la destra in Italia (dalla Lega a Fini): lo specchietto del “buonismo”, “insegnamogli a lavorarare a casa loro”, lo spettro della xenofobia, “il facciamoli lavorare da noi solo se hanno un lavoro” e via dicendo.
Oggi sul suo blog scrive questo:

Questa è ormai una guerra e i cittadini di Lampedusa reagiranno. Anche perché non abbiamo di fronte la massa dei profughi sub sahariani, ma centinaia di giovani tunisini che vogliono tutto e subito con arroganza, proprio come delinquenti, pronti a mettere a repentaglio la nostra e la loro vita“. Queste sono le parole pronunciate oggi dal sindaco di Lampedusa. Forse dettate dalla gravità della situazione e dall’esasperazione diffusa tra i suoi concittadini. Credo che sia venuta l’ora di affrontare con serietà il problema dell’immigrazione. Non con il buonismo e l’approssimazione scaricando i problemi sulle fasce più deboli della popolazione italiana. I rifugiati politici o con problemi umanitari devono essere accolti. Chiunque altro deve poter rimanere solo se si è in grado di dargli un lavoro e un tetto. Altrimenti si fa solo demagogia e si alimentano le rivolte e la xenofobia.

I partiti personali scricchiolano, tornano le opinioni

Alberto Ferrigolo ha sentito per Caffe’ Europa tre politologi come Mauro Calise, Roberto D’Alimonte e Gianfranco Pasquino per provare a unire i puntini che ci restituisce l’ultimo risultato elettorale. E si scoprono varie interpretazioni sorprendenti.

«Sa cosa penso di queste elezioni? Che il dato più interessante è il ritorno al voto d’opinione» afferma Mauro Calise. «Io in genere distinguo tra quattro tipi di voto, che è poi la ripartizione classica: appartenenza, scambio, d’opinione a cui va aggiunta la novità di questi ultimi due decenni che è il voto leaderistico-plebiscitario, la vera forza un po’ di Berlusconi e che è stata anche quella in base alla quale ha sparigliato il sistema politico italiano. Se uno poi guarda soprattutto a Milano, quel che colpisce è l’affermazione di un candidato con un retroterra organizzativo quasi nullo, perché il Pd a Milano è notoriamente inesistente, nelle periferie e nel suo radicamento territoriale, di carisma – poi – non mi pare davvero si possa parlare… Pisapia lo descrivono tutti come un comunicatore mediocre… per usare un eufemismo… e non mi pare che si possa parlare di voto di scambio visto che sono vent’anni che la sinistra in quella città è a digiuno di potere, dunque…».

Il resto dell’articolo è qui.

A parlare di Beppe Grillo

Sabato ho partecipato a il Tuffatore su Radio Popolare Roma. Qui per sentire la puntata.

Nella puntata ci si interroga sul fenomeno di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle, candidato autonomo in ben 75 Comuni alle prossime elezioni amministrative, per analizzarne metodi di pensiero e di comunicazione. Conduce: Susanna Marietti. Ospiti: Francesco Ferrante (Senatore Pd), Alessandro Lanni (caporedattore Reset). La finestra sul mondo arabo: Rosario Simone (esperto di mondo arabo). Rubrica ‘Made in Italy’, di Pietro Sparacino. Il punto della settimana: Luigi Nieri (direttore de Linkontro.info).