Quei pochi che (non) hanno fatto l’Italia

«Io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone». La rivendicazione che lo “splendido quarantenne” Nanni Moretti rivolge in Caro diario a un giovanissimo e perplesso Giulio Base al volante di una Mercedes cabrio sarebbe stata una chiusa finale azzeccata per lo stimolante viaggio che il politologo Massimiliano Panarari e lo storico Franco Motta compiono attraverso la storia delle minoranze che (non) hanno fatto l’Italia. Moretti ne fa da trent’anni una cifra, un tratto distintivo e d’orgoglio: sono diverso, sono in minoranza e mi sta bene così, in fondo. Nei secoli, raccontano Panarari e Motta, in molti in Italia sono stati marginali senza volerlo e senza poter partecipare alla costruzione dell’identità nazionale.

Su Reset ho scritto del libro Elogio delle minoranze di Massimiliano Panarari e Franco Motta.

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Popolo del web? E’ un problema di “sussunzione”

Prendiamola alla larga. Il problema del “popolo del web” è il problema della “sussunzione”, brutta parola per dire “tutti gli individui/cose/ecc. che rientrano sotto un concetto”. Poi, certo, ci sono le cattive abitudini dei giornalisti, l’ignoranza della rete e delle sue dinamiche e via dicendo. Ma al fondo, è un problema di sussunzione, ovvero del rapporto tra singoli e universale.

Un nuovo post sul blog di Reset. (Kantianamente parlando).

Viaggio nel mondo anti-abortista

Anni addietro (e qualche stagione politica fa) lessi il bel libro di Silvia Ballestra Piove sul nostro amore. Oggi, con la difesa della legge 194 sempre attuale, ripubblico qui quello che scrissi su Reset.

Ricordate quella stagione in cui un giorno sì e l’altro pure dai giornali, dalle televisioni, dai sagrati delle chiese o dalle piazze al di là del Tevere, si puntava il dito contro la donna assassina, la donna senza cuore che con l’aborto uccide un figlio? Che la 194 era una legge che trasformava «un delitto in un diritto»? No, non stiamo parlando dell’Italia anti-abortista di quarant’anni fa. No, stiamo ricordando quei mesi – era un anno fa, o poco meno – in cui si scatenò una campagna virulenta contro una grande conquista di civiltà, che sancisce il diritto della donna di decidere se e quando avere un figlio. Protagonisti di quella battaglia furono un giornale, «Il Foglio» che chiamò a raccolta un sottobosco di associazioni pro-life, e in parte la Chiesa cattolica che tuttavia, con la decisione di Giuliano Ferrara di entrare nella corsa elettorale con una lista «Aborto? No, grazie», si svincolò saggiamente dall’abbraccio dell’Elefantino visto come andò il 14 aprile: Berlusconi stravinse le elezioni ma Ferrara restò al palo con uno zero virgola, scomparve dalla grande scena mediatica (insieme, va detto, a coloro che l’avevano combattuto sulla barricata laicista).
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Un nuovo blog. Su Reset

Nei mesi scorsi è uscito l’ultimo numero (il 129) della versione cartacea di Reset, la rivista per cui lavoro in vari modi (ho iniziato facendo l’impaginazione con Quark Xpress) da 13 anni. Ora Reset c’è solo nella versione on line inaugurata oggi con un bel dossier filosofico e altri articoli e interviste che vi consiglio.

Da oggi la rivista fondata da Norberto Bobbio e Vittorio Foa ha anche una raccolta di blog di vario genere. Io, con sommo sforzo di fantasia, ho partorito oggi il mio AVANTI POPOLI!

Il primo post l’ho dedicato alla “giravolta” di Michele Serra sul “popolo del web”.
Ogni tanto scriverò là e ogni tanto qua.

I co.co.pro. di Grillo

Dopo la vittoria di Beppe Grillo a Parma e in altri comuni ho scritto questo articolo per Europa.

Un “contratto” precario e al passo con i tempi, quello di Grillo con i suoi. Ma che forse domani potranno chiedere di rivederlo, di divenire liberi professionisti. Già, perché il rapporto tra Beppe e il Movimento non è di assunzione a tempo indeterminato, figuriamoci, l’affiliazione per tutta la vita al partito è finita, neanche il Pd riesce a star tranquillo col suo zoccolo duro. Ma neanche co.co.co. La collaborazione è coordinata sì ma sempre meno e continuativa. Piuttosto finora è stato un co.co.pro., contratto a progetto, con l’obiettivo di arrivare, di conquistare il palazzo.

Ma poi?