Bignami di Castells

Diversi frequentatori della rete arrivano su questo questo blog cercando “riassunto Comunicazione e potere Castells”. Be’, sull’ultimo numero di Reset abbiamo pubblicato un bignamino che forse può fare al caso loro. Qui inizio e link all’articolo completo.

Nel corso della storia, la pratica e le istituzioni della politica sono dipese in larga misura dai processi di informazione e comunicazione. Il motivo è semplice: le persone prendono decisioni, in tutti gli ambiti della loro vita, in funzione degli stimoli e dei diversi tipi di informazione che arrivano alle loro menti a partire dal loro ambiente comunicativo. E il modus operandi di questo ambiente dipende a sua volta dalla tecnologia e dall’organizzazione del processo della comunicazione.

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Cosa cambia con l’esplosione di Twitter in Italia

Infine Twitter è divenuto anche in Italia fenomeno di massa. Sull’ultimo numero di Reset (128) una lunga discussione con alcuni tra i twittatori più consapevoli di quel che sta capitando e dei cambiamenti in corso.

Il 2011 sarà ricordato come l’anno in cui l’Italia ha scoperto Twitter, il social network dell’uccellino azzurro. In 140 battute racchiudere un’informazione, ma anche un pensiero o un’opinione, una facezia o una chiamata alla militanza politica. Ecco la sfida che ormai quasi tre milioni di italiani hanno raccolto, numero che raddoppia la cifra stimata sul finire del 2010 e, sebbene ancora lontano dai 21 milioni di Facebook, dice che i twittatori non sono più un’élite. L’arrivo su Twitter di star dello spettacolo (da Fiorello a Jovanotti) e di grandi giornalisti (tutti i direttori dei grandi quotidiani italiani sono presenti e attivi), sta sparigliando le carte ancora una volta nel mondo dell’informazione nostrano. Abbiamo chiamato a ragionare su questo cambiamento un sociologo, un deputato, un’attivista, un giornalista e un esperto di comunicazione politica, ovvero alcuni tra i twittatori italiani che più di altri hanno capito, accettato e valorizzato le regole del nuovo gioco della comunicazione.

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Capire l’infotainment nell’era di Mario Monti

Segnalazione per gli studenti che fossero interessati.

Nasce OsservatorioTivvù. Tutto fa politica (a nostra insaputa). Un laboratorio aperto a studenti interessati per studiare come la politica attraversi spazi televisivi anche inattesi.

Qui il post di Giovanna Cosenza che, insieme a Valigia Blu, lancia l’iniziativa.

Perché lanciamo OsservatorioTivvù proprio ora? Perché pensiamo che questo particolare momento storico, con il governo Monti in prima linea e i partiti che in apparenza stanno solo sullo sfondo, sia particolarmente fecondo per capire in che modo e fino a che punto il cosiddetto «politainment» televisivo (la mescolanza di politica e intrattenimento) servirà ai partiti, nel prossimo anno, per costruire, ricostruire o correggere l’immagine dei loro leader, e proporne nuovi in vista delle prossime elezioni politiche. Che siano nella primavera 2013, come molti sostengono, o prima, non importa: la campagna elettorale è già cominciata.

Avanti popoli! su Internazionale

Giuliano Milani recensisce su Internazionale il mio libro Avanti popoli!

Secondo Alessandro Lanni, a tenere insieme l’uso inflazionato di questa parola è la tendenza a voler superare la mediazione delle strutture politiche tradizionali: sindacati e soprattutto partiti. Di fronte a questa “disintermediazione” confermata da fenomeni apparentemente diversi come la voglia di leader carismatici, l’affermazione di strutture di appartenenza orizzontali, la circolazione virale di notizie e opinioni nella rete, sarebbe opportuno che politici e giornalisti smettessero di concentrarsi, in buona o in cattiva fede, sulle parole con cui i gruppi che si alternano sulla ribalta pubblica cercano di definire la propria identità. E cominciassero a capire quali siano le esigenze che dietro quelle parole vanno manifestandosi, così da poterle, in modi diversi, rappresentare.

Qui l’articolo completo.

Avanti popoli! sul blog di Marsilio

Il blog di Marsilio mi ha fatto qualche domanda su Avanti popoli!

I partiti devono trovare la lingua per parlargli. Dovranno farlo anche attraverso il web e sarà molto interessante stare a guardare come nei prossimi mesi le grandi formazioni politiche si attrezzeranno per farlo, se assecondando la grammatica delle piattaforme sociali e orizzontali o provando a piegarla a modalità “televisive”.

Qui tutta l’intervista.

Avanti popoli! su Repubblica

Miguel Gotor scrive di Avanti popoli! su Repubblica.

La parola chiave che spiega l’interconnessione fra i due populismi è il concetto di disintermediazione applicato alla politica: oggi le nuove tecnologie web 2.0 permettono agli utenti di compiere alcune funzioni che prima richiedevano la mediazione (e il lavoro) di altri soggetti. (…) Allo stesso modo, se prima si aveva bisogno di un partito o di un’associazione per fare politica, oggi è possibile servirsi anche dei blog e dei social network, delle piazze virtuali e di quelle reali, per aggirare le modalità organizzative tradizionali.

L’articolo completo qui.