Programma definitivo Giornalismo politico 2012

Giornalismo politico

La rivoluzione Twitter (sarà vera gloria?) – 6 cfu

Prof. Alessandro Lanni

Cos’è e come si usa Twitter? In quale modo può servire a un giornalista? Come cambia il modo di fare informazione se i filtri professionali vengono meno? Il passaggio dai filtri professionali ai filtri diffusi. Come cambia il racconto della politica se viene realizzato dagli stessi protagonisti? È merito di Twitter se alcuni regimi sono caduti? Il corso intende rispondere a queste domande. O almeno provare a.

PROGRAMMA PER SOSTENERE L’ESAME (punti 1, 2 e 3)

1. Dispense disponibili al Centro copie Mirafiori (presso la facoltà di Lettere) con i seguenti testi:

2. Lanni Alessandro, Avanti popoli, Marsilio, 2011

3. Un volume a scelta tra i seguenti:

  • Borgognone – Mazzonis, Tea Party. La rivolta populista e la destra americana, Marsilio 2012
  • Conti Luca, Comunicare con Twitter, Hoepli 2010
  • De Biase Luca, Cambiare pagina, Bur 2011
  • Gillmor Dan, We the Media, O’Reilly 2006
  • Maistrello Sergio, Giornalismo e nuovi media, Apogeo, 2010
  • Weinberger David, Too Big To Know, Basic Books, 2012

Per gli studenti NON FREQUENTANTI

Gli studenti non frequentanti per sostenere l’esame di Giornalismo Politico dovranno portare lo stesso programma degli studenti che hanno frequentato il corso e AGGIUNGERE un libro a scelta dalla lista oltre quello previsto nel programma per frequentanti (riassumendo: dispense più tre libri).

Defollowami pure

“C’è qualcosa che non va in quello che scrivo? Defollowami pure.” Ecco, partendo da questa battuta non troppo rara su Twitter vorrei aggiungere un piccolo tassello alla riflessione che molti utenti stanno facendo dentro e intorno alla piattaforma dell’uccellino azzurro.

Un argomento forte di chi sta su Twitter è: non ti piace quello che scrivo, allora non mi seguire. La relazione asimmetrica lascia liberi tutti di seguire chi ci pare e di essere seguiti da chi lo desidera. E questa caratteristica è di certo una gran cosa e un punto in più rispetto a Facebook che costringe a collegarti, se te lo chiede, anche con chi pubblica cose che a te non interessano. In fondo, l’amicizia è un sentimento biunivoco per definizione e la metafora FB in questo rispetta l’originale. La prima è una relazione a responsabilità molto limitata, l’altra ci impegna di più.

Detto questo e apprezzatolo, il “rinculo” di questa caratteristica dello strumento è che “defollowami pure” è la risposta in molti casi standard a chi solleva una qualche obiezione a un tweet di qualcun’altro. Qualcuno mi dice che Twitter non è un’email o un telefono e che il mio carteggio privato potrei scriverlo in qualche altro modo meno pubblico? Defollowami pure, su Twitter liberi tutti di scrivere e dire quello che ci pare. Il tono che usa quell’altro nei suoi tweet mi sembra un po’ spocchioso? Defollowami pure, chi saresti te? E via dicendo.

Se mi segui e io no, non hai voce in capitolo. “Guardare ma non toccare” sembra essere ciò che Twitter inculca in ognuno di noi. Come a dire, sono responsabile di quel che dico ma ciò non implica una particolare responsabilità nei confronti di chi mi segue. C’è un “contratto” ma è sottoscritto solo dal follower. Il giudizio ci può essere – ci mancherebbe – ma deve essere silenzioso (o d’approvazione), mai critico, pena il “defollowami pure”. Una valutazione ci sta ma può essere solo acceso/spento, insomma passare dall’on del “follow” all’off del “defollow”.

Quella che manca mi sembra sia una qualche dose di responsabilità verso i follower ed trovo che questo sia sbagliato. Al netto delle esasperazioni e dei rompipalle, ci vorrebbe una presa di coscienza del fatto che la relazione è formalmente asimmettrica ma sostanzialmente biunivoca. Ci vorrebbe Voltaire o chi per lui che scrivesse oggi: “io non ti seguo ma ti tengo in considerazione come se ti seguissi”.

PS l’hashtag #tidefollowo uscito il 10 marzo.

Inizio corso di Giornalismo politico 2012

Il corso di Giornalismo politico 2012 (ufficialmente si chiama Giornalismo d’agenzia II canale) inizia venerdì 9 marzo alle ore 9.

Le lezioni si svolgeranno il mercoledì e il venerdì dalle 9 alle 11, il mercoledì in aula a vetri e il venerdì in aula V blu.

Il programma definitivo per sostenere l’esame è questo.

Tra qualche giorno pubblicherò qui il programma definitivo.

A colloquio con David Weinberger

Ho fatto un’intervista su Europa a uno dei migliori “filosofi della rete” (anche se lui dice di no, che non è un filosofo) in circolazione.

Troppa informazione, troppe nicchie, troppa superficialità, troppe bufale, troppa velocità, e via così, tanto che la lista dei “troppo” abbinati alla rete potrebbe allungarsi a dismisura. Sembra che l’arma in mano alla tradizione per aggredire le novità che il web porta con sé sia l’accusa della sovrabbondanza e dell’eccesso sempre e comunque.
David Weinberger, tra gli autori del mitico Cluetrain Manifesto, prende di petto la questione del “troppo” fin dal titolo del suo ultimo libro uscito da qualche settimana negli Usa, Too big to know (Basic Books), ovvero troppo grande per essere conosciuto.

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#Ilpopolodellaretenonperdona ma non è neanche una lobby

Nel libretto ho sottolineato più volte (e per certi versi fin dal titolo) quanto fosse sbagliata l’idea che esistano popoli la cui identità è definita a tavolino e per opposizione a un indistinto “tutti gli altri”.

Capitolo autonomo e molto interessante è quello che fin dai tempi del popolo dei fax è stato l’appellativo che l’informazione mainstream ha appioppato agli utenti delle nuove tecnologie e delle applicazioni che via via nascevano e si diffondevano. Negli anni si sono succeduti il popolo di internet, del web, dei social network, di Facebook, fino al più recente popolo di Twitter.

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