Dopo la lettera di Napolitano a Reset, il Pd si divide

Europa ma anche molta Italia nella lettera che Giorgio Napolitano ha inviato a Reset (ripresa da «Repubblica» il 29 dicembre) e che chiama in causa il passato del riformismo italiano e soprattutto le scelte per il futuro prossimo. Il presidente, con una storia da migliorista ma pur sempre nel Pci, indica una strada nel recupero della cultura liberale italiana e nel pensiero di Luigi Einaudi. Come è stato ricevuto l’invito di Napolitano dalla sua parte? L’abbiamo chiesto a due esponenti autorevoli, che rappresentano anime diverse nel Pd: Enrico Morando e Laura Pennacchi.

Continue reading “Dopo la lettera di Napolitano a Reset, il Pd si divide”

Capire l’infotainment nell’era di Mario Monti

Segnalazione per gli studenti che fossero interessati.

Nasce OsservatorioTivvù. Tutto fa politica (a nostra insaputa). Un laboratorio aperto a studenti interessati per studiare come la politica attraversi spazi televisivi anche inattesi.

Qui il post di Giovanna Cosenza che, insieme a Valigia Blu, lancia l’iniziativa.

Perché lanciamo OsservatorioTivvù proprio ora? Perché pensiamo che questo particolare momento storico, con il governo Monti in prima linea e i partiti che in apparenza stanno solo sullo sfondo, sia particolarmente fecondo per capire in che modo e fino a che punto il cosiddetto «politainment» televisivo (la mescolanza di politica e intrattenimento) servirà ai partiti, nel prossimo anno, per costruire, ricostruire o correggere l’immagine dei loro leader, e proporne nuovi in vista delle prossime elezioni politiche. Che siano nella primavera 2013, come molti sostengono, o prima, non importa: la campagna elettorale è già cominciata.

Avanti popoli! su Internazionale

Giuliano Milani recensisce su Internazionale il mio libro Avanti popoli!

Secondo Alessandro Lanni, a tenere insieme l’uso inflazionato di questa parola è la tendenza a voler superare la mediazione delle strutture politiche tradizionali: sindacati e soprattutto partiti. Di fronte a questa “disintermediazione” confermata da fenomeni apparentemente diversi come la voglia di leader carismatici, l’affermazione di strutture di appartenenza orizzontali, la circolazione virale di notizie e opinioni nella rete, sarebbe opportuno che politici e giornalisti smettessero di concentrarsi, in buona o in cattiva fede, sulle parole con cui i gruppi che si alternano sulla ribalta pubblica cercano di definire la propria identità. E cominciassero a capire quali siano le esigenze che dietro quelle parole vanno manifestandosi, così da poterle, in modi diversi, rappresentare.

Qui l’articolo completo.