Avanti popoli! sul blog di Marsilio

Il blog di Marsilio mi ha fatto qualche domanda su Avanti popoli!

I partiti devono trovare la lingua per parlargli. Dovranno farlo anche attraverso il web e sarà molto interessante stare a guardare come nei prossimi mesi le grandi formazioni politiche si attrezzeranno per farlo, se assecondando la grammatica delle piattaforme sociali e orizzontali o provando a piegarla a modalità “televisive”.

Qui tutta l’intervista.

Avanti popoli! su Repubblica

Miguel Gotor scrive di Avanti popoli! su Repubblica.

La parola chiave che spiega l’interconnessione fra i due populismi è il concetto di disintermediazione applicato alla politica: oggi le nuove tecnologie web 2.0 permettono agli utenti di compiere alcune funzioni che prima richiedevano la mediazione (e il lavoro) di altri soggetti. (…) Allo stesso modo, se prima si aveva bisogno di un partito o di un’associazione per fare politica, oggi è possibile servirsi anche dei blog e dei social network, delle piazze virtuali e di quelle reali, per aggirare le modalità organizzative tradizionali.

L’articolo completo qui.

Trenta cm di #hashtag

Gli hashtag sono parole che servono a mettere ordine nel flusso costante dei twit. Nella piccola nicchia elitaria del Twitter italiano si usano a volte (spesso) per il narcisistico bisogno di misurare quanto si ha lunga la capacità di influenzare altri utenti.

In questi giorni sono uscite un paio di cose che aiutano a capire come vanno gestiti, a cosa servono e perché non bisogna esagerare col dare credito al #. Una l’ha scritta Giovanni Arata, l’altra Claudia Vago.

PS Ho riletto il post illuminante scritto da Jeff Jarvis qualche mese fa. Molte cose su cui riflettere a partire dall’assurdità della gara a chi fa l’hashtag migliore.

I don’t much care about the trending list in any case. It is a product of mass-media-think: Only the biggest win, goes that thinking. But online, even the biggest topics are small.