Il mio 15 ottobre

Il mio 15 ottobre inizia alle 14 e 30. Prima sono stato a sbaraccare la redazione (si cambia, si lascia quella in centro per andare un po’ più in là). Dalle parti di Palazzo Grazioli tutto tace con decine di camionette che presidiano la zona, anche i turisti sono pochi in giro. “Senti che puzza non ne possiamo più ci stiamo avvicinando a piazza del Gesù” mi tornano in mente slogan di un’altra epoca e mi faccio ridere.

Lascio il motorino in cima a via IV novembre, sotto il vecchio Rialto e scendo dalla salita del Grillo. Di fronte all’hotel che affaccia sul foro di Nerva la prima sorpresa: di qua non si passa. C’è una camionetta che blocca la stradina che porta a via Cavour. Non è che filtra, blocca: non si entra né si esce, se stai dentro stai dentro se stai fuori stai fuori. E non è facile per il poliziotto spiegarlo a chi vuole avere spiegazioni.

Provo più in là. Lungo via Madonna dei Monti tutti i vicoli che portano verso il Colosseo sono chiusi. E poi ancora, l’incrocio con via dei Serpenti è presidiato dai carabinieri. Immagino si voglia impedire che i manifestanti devino dal percorso per arrivare alla Banca d’Italia, che è pochi metri più sopra.

Ancora, via Urbana tutto bloccato. Le scalette della metropolitana presidiate dalla polizia. Da qui non si passa. Intanto si vede il fumo che sale da via Cavour.

Nel tentativo di partecipare, di andare a vedere come è la manifestazione degli indignati italiani, risalgo su lungo i fori, riprendo il motorino e mi incammino verso San Giovanni. Sono le tre e immagino da lì si potrà entrare. All’altezza del Campidoglio, vedo in cielo una segnalazione luminosa, come quelle che si usano in barca quando c’è qualcosa che non va. Procedo facendo il giro dei colli. Intanto, il fumo che si vede comparire sopra l’arco di Costantino è denso.

Finalmente lascio il motorino sull’Appia e mi incammino per la piazza in cui per ora ci sono bambini che giocano e le bancarelle con le magliette militanti. A piedi fino a via Labicana sono cinque minuti e l’aria che si respira è completamente diversa. Non c’è una camionetta in giro, neanche un poliziotto, qualche vigile urbano, nessuno. Intanto la manifestazione scorre per l’incrocio con via Manzoni e mi siedo a guardare. Sembra una passeggiata di persone che stanno lì per varie ragioni, ognuna le sue, ché le parole d’ordine degli indignados italiani sono un’eco lontana lontana per questa piazza che forse non le conosce neanche.

Passano i notav con le loro bandiere.

“E ora che che ci prendiamo le nostre responsabilità” scandiscono da un tir e quelle parole mi suonano sinistre. Subito dopo passano marziali quelli che sembrerebbero dei liceali al Pigneto se non avessero tutti il cappuccio tirato su il fazzoletto davanti alla bocca. Sono molti più di cento. In pochi minuti riescono a dare alle fiamme a un edificio e a sfasciare una banca davanti a miei occhi. I minuti passano e non c’è nessuno a intervenire.

Dal corteo partono insulti, si cerca di allontanarli, ma sono molti e armati di mazze, bastoni, cartelli stradali, martelli. Gli scontri si spostano più avanti, all’incrocio successivo, tra via Manzoni e via Carlo Felice, per i romani, davanti al cinema Royal.

Faccio il giro dall’altra parte, arrivo alla Scala santa e tutto si ferma. In fondo alla piazza prosegue la battaglia, la piazza si gonfia del resto del corteo che arriva. I Cobas e dopo Casarini e Action. C’è chi rimane a guardare, chi se ne va, chi decide di buttarsi negli scontri (“che aspettiamo, andiamo!”). Non sono quelli di prima, di via Labicana, sono di tutt’altra estrazione. Ci sono dei ragazzotti che non sarà difficile rivedere allo stadio stasera. Gruppi organizzati marciano in fila per due sulla breve discesa che porta nel catino in cui le forze dell’ordine hanno iniziato caroselli neanche con le camionette ma con camion ingestibili tra la folla. Le cariche arrivano fin qua su. Decido di andarmene e poco dopo proprio dove ero io c’è una camionetta dei carabinieri che brucia. Lunga la strada, davanti al Royal ci sono un po’ di ragazzi che provano a mettere ordine, a tirar su cassonetti rovesciati.

(Ho usato istagr.am perché gestisco meglio l’inquadratura che col programma basico)

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