Un gran Bucchi per la copertina di Reset 127


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Beppe Grillo e gli immigrati

Beppe Grillo ribadisce quello che aveva già detto nel suo tour della campagna elettorale a proposito dell’enorme questione dell’imigrazione in Italia. Il comico-blogger la vede più o meno come la destra in Italia (dalla Lega a Fini): lo specchietto del “buonismo”, “insegnamogli a lavorarare a casa loro”, lo spettro della xenofobia, “il facciamoli lavorare da noi solo se hanno un lavoro” e via dicendo.
Oggi sul suo blog scrive questo:

Questa è ormai una guerra e i cittadini di Lampedusa reagiranno. Anche perché non abbiamo di fronte la massa dei profughi sub sahariani, ma centinaia di giovani tunisini che vogliono tutto e subito con arroganza, proprio come delinquenti, pronti a mettere a repentaglio la nostra e la loro vita“. Queste sono le parole pronunciate oggi dal sindaco di Lampedusa. Forse dettate dalla gravità della situazione e dall’esasperazione diffusa tra i suoi concittadini. Credo che sia venuta l’ora di affrontare con serietà il problema dell’immigrazione. Non con il buonismo e l’approssimazione scaricando i problemi sulle fasce più deboli della popolazione italiana. I rifugiati politici o con problemi umanitari devono essere accolti. Chiunque altro deve poter rimanere solo se si è in grado di dargli un lavoro e un tetto. Altrimenti si fa solo demagogia e si alimentano le rivolte e la xenofobia.

Segnali di vita (a sinistra)

Il tempo cambia molte cose nella vita, non c’è che dire. In questi giorni, per esempio, c’è  la “Festa popolare per Luciano Lama ed Enrico Berlinguer”. Proprio così si chiama la manifestazione in corso a Roma, alle Terme di Caracalla. Se nell’anno terzo dell’era alemanniana a Roma si celebra un festival dedicato a due protagonisti fondamentali del comunismo italiano qualcosa è veramente cambiato nel sentire diffuso, soprattutto a sinistra.

Fino all’altro ieri, solo dedicare un pensiero pubblico al Segretario dell’Unità nazionale e della questione morale e al sindacalista contestato nel 77 imbarazzava a sinistra un po’ tutti. Non solo gli ex democristiani del Pd, ma la stessa batteria dei cinquantenni (ops, sessantenni) cresciuti alle Frattocchie facevano molta fatica a confrontarsi pubblicamente con due padri nobili della sinistra italiana. Certo, in privato apprezzavano Berlinguer (alcuni) e Lama (altri) e si dichiaravano figli di quella storia. Ma poi, insomma, noi siamo altro.

La stagione veltroniana aveva provato a mettere a distanza quella stagione («io? mai stato comunista»). Ma quell’oblio veniva anche da prima, quando i progressisti italiani dovevano fare i conti con la cultura liberale e provare a digerire Dahrendorf e Popper.

Oggi a sinistra qualcosa è cambiato nell’aria. C’è meno imbarazzo a dirsi nipotini di Berlinguer e Lama, sarà che il confronto con la classe politica attuale è impietoso, sarà che la moralità pubblica avrebbe tanto bisogno di esempi come quelli dei due segretari. Sarà, come si dice, che Bersani ha sterzato a sinistra. Ma tant’è, oggi si può fare una festa (si badi, non un convegno del Gramsci) in pieno centro a Roma senza che questo faccia alzare un sopracciglio a chicchessia.

Sia un bene o un male non so, certo è un segno dei tempi che cambiano.

Le donne, i quotidiani, le scelte e gli errori

Da anni mi ronza in mente l’idea, forse non strategica ma che un suo perché mi sembra averlo, che in un periodo di crisi globale dell’editoria i giornali dovrebbero non solo cercare di interpretare e di adeguarsi ai mutamenti in corso nell’ecosistema dell’informazione ma anche provare a far leggere di più chi non prende in mano spesso un quotidiano.

Se sembrano troppo forti le ragioni per cui i giovani hanno scelto ormai di costruirsi un’opinione sulle cose che accadono in Italia e nel mondo facendo a meno della carta, meno inattaccabili sembrano quelle che fanno sì che le donne che leggono un giornale siano molte meno degli uomini.

A leggere i dati Audipress (ecco il file .xls) ci si sorprende non tanto della proporzione 9 a 1 tra lettori e lettrici della Gazzetta dello sport, ma soprattutto le differenze che esistono tra i lettori del Corriere della sera (le donne sono il 25% in meno) e della Repubblica (circa il 15% in meno).

La prima sorpresa è la Gazzetta di Mantova, unico quotidiano a pagamento in Italia (ci pare) che ha più lettrici che lettori.

La seconda sorpresa è la free press che con Leggo e Metro intercetta più donne che uomini.

Le ragioni storiche di queste differenze sono molte, alcune note e indagate e altre meno, tuttavia non si capisce perché nelle redazioni dei giornali sia date per acquisite e per immutabili.

Esiste un mercato potenziale che andrebbe coltivato e che, siamo sicuri, darebbe dei frutti meno estemporanei rispetto ad altre iniziative messe in campo in questi anni.

Se le direzioni dei giornali non possono farsi carico delle differenze storiche tra le diete culturali di uomini e donne, certo potrebbero provare a inventare qualcosa per cambiare la situazione. Magari senza pensare che la femminilizzazione di un giornale passi attraverso moda e cucina.