Perché in Norvegia e non in Italia

Perché croci celtiche, mistica nordica e neo-fascismo, non spiegano le stragi di Utoya e Oslo. Perché un’opinione pubblica polarizzata può essere migliore di una sedata.  A volte, “armonia” è solo un altro nome per “repressione”.

Al netto di tutto, del ritratto più approfondito possibile della cultura folle che anima Andreas Bervik (quello di Carlo Bonini su Repubblica), non è là che vanno cercate le ragioni di una strage immane come quella dell’isolotto norvegese.

Non consoliamoci col neo-nazismo da macchietta, con quell’estetica templare e anti-islamica. Né cause né spiegazioni sono i quei ridicoli 12 minuti postati su on line.

Piuttosto, ho l’impressione che per provare a comprendere quel che è successo bisognerebbe rispondere alla domanda: Perché in Norvegia? Perché può accadere una strage di simili proporzioni in un paese dove la confilttualità politica e culturale è sicuramente minore che in molte altre parti dell’occidente?

Non solo non ci pare possibile possa accadere in Italia, ma anche in Francia o in Spagna o altrove è impossibile che la violenza ricoperta di una patina ideologica possa essere così spaventosa. E non diciamo che da noi o nella Francia profonda non esista quel sostrato di estrema destra che ha animato l’assassino norvegese. Pensiamo al Fronte Nazionale di Le Pen ma senza andare troppo lontano basta farsi un giro per le strade di Roma per vedere le croci celtiche e l’estetica reazionaria, per non parlare degli orrendi manifesti anti-islamici che la Lega nord espone a Milano.

E allora?

«La Norvegia ha i suoi lati oscuri, come la povertà e l’avarizia» dice lo scrittore Gunnar Staalsen in un’intervista. Eh, ma allora in Grecia che dovrebbero fare. Esistono posti molto più poveri e infelici della Norvegia in questo momento. Eppure non si va in giro per le strade di Atene o Madrid a inseguire giovani militanti politici per ammazzarli.

E dunque? Qual è la differenza con Oslo? Cosa c’è che non va lì e che invece da noi, bene o male, funziona? La risposta non ce l’ha nessuno, eppure avrebbe un senso cercarla anche per mettere a fuoco che forse la polarizzazione delle opinioni a mezzo stampa in fondo ha una sua utilità per quel che ci riguarda.

Quel che manca lassù, ci pare guardandola da qui, è uno spazio pubblico sufficientemente conflittuale tale da attutire e incanalare un malessere che senza sbocchi sfocia in follia omicida. Ricorrono spesso sulle pagine dei giornali di questi giorni l’“armonia” e l’“innocenza” perdute per il paese dei fiordi.

Ecco, un paese troppo armonico e troppo innocente genera mostri perché a volte “armonia” è solo un altro nome per “repressione”.

2 pensieri su “Perché in Norvegia e non in Italia

  1. Questa è una tragedia, forse annunciata non lo so, ma mettere sotto accusa una nazione e un popolo come quello danese, accampando ipotesi di repressioni travestite d’armonia mi sembra un po’ azzardato. Vorrei lasciar passare un po’ di tempo e parlarne con la necessaria lucidità. Nel frattempo considero la Danimarca un esempio di democrazia, a parte questa tragedia abbiamo tutto da imparare. Un saluto Alessandro

  2. Immagino parlassi della Norvegia.

    Certo, e’ un’ipotesi. Mi interesserebbe pero’ qualcuno che provasse a comprendere come certi eventi capitino indipendetemente dalla conflittualita’ sociale che esiste in un paese. Anzi, ho l’impressione che una giusta dose di contrapposizione possa governare certe spinte.
    Appellarsi alla follia del singolo o alle paranoie ideologiche, a me sembra, non spieghi tutto. Anzi.
    Ciao

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