McLuhan 100

The point to remember here is that whenever we use or perceive any technological extension of ourselves, we necessarily embrace it. Whenever we watch a TV screen or read a book, we are absorbing these extensions of ourselves into our individual system and experiencing an automatic “closure” or displacement of perception; we can’t escape this perpetual embrace of our daily technology unless we escape the technology itself and flee to a hermit’s cave.

Il determinismo tecnologico tanto criticato è tutto qui, in questa citazione riportata da Nicholas Carr (di cui parlammo già) di una lunghissima intervista (pdf) concessa da Marshall McLuhan a Playboy nel 1969. Oggi l’autore della Galassia Gutenberg e di molti altri studi sui mezzi di comunicazione (fenomenali le prime 50 pagine di Understanding Media) avrebbe compiuto un secolo.

Ho l’impressione che si sia fatto spesso i conti con quell’idea in maniera frettolosa e superficiale, giustificando la critica a un determinismo nei media con il fatto che possa esistere buona o cattiva tv, buona o cattiva letteratura o buon o cattivo giornalismo.

Ecco, mi pare un po’ sciocco pensare che McLuhan parlasse di quello.

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