Il vento del nord e la tramontana a Roma

La vittoria ha molti padri mentre la sconfitta è sempre orfana, si dice di solito. In queste elezioni amministrative per la sconfitta del centrodestra pare che un papà ci sia e non è tanto alto. Il presidente del Consiglio ha voluto trasformare un voto che riguardava sindaci e qualche presidente di provincia in una cartina tornasole per misurare il consenso sulla sua persona e sul governo nazionale e non gli è andata bene.
Lo specchio elettorale, e soprattutto lo specchio milanese doveva rispondere che era ancora lui il Cavaliere il più bello del reame e invece lo specchio si è rotto. Il risultato incredibile sotto il Duomo che vede Giuliano Pisapia nettamente in testa davanti a Letizia Moratti è più di uno schiaffo, potrebbe essere un colpo da ko se al secondo turno, l’avvocato battesse definitivamente la miliardaria.

Il travaso non c’è stato, anzi. Il malcontento, non certo dissimulato, di Bossi per le scelte estremiste del premier a Milano ha spinto negli ultimi giorni il Senatur a marcare le differenze tra i due partiti del centro destra. Si pensava potessero giocare, Lega e Pdl, i ruoli del poliziotto buono e di quello cattivo, che agiscono separati per colpire uniti. Eppure non è andata così. I voti che non ha raccolto il Popolo delle libertà non li ha presi neanche la Lega. Non sono bastati la difesa del presidente Napolitano e l’opposizione alla guerra in Libia per trasformare l’azzurro in verde, per trasformare quelli che un tempo erano gli estremisti in moderati. Il Pdl ha perso – e non solo i voti di Fli – molto a Milano ma il 9 e mezzo percentuale di Bossi e co. è molto lontano dal quasi 15 delle regionali dello scorso anno. Un risultato deludente che a via Bellerio imporrà il ritorno a una linea più di lotta e meno di governo, più territorio e meno governo romano (e berlusconiano). Da Torino a Savona, da Rovigo a Treviso alla roccaforte leghista di Varese, l’arretramento del centrodestra nel complesso non si misura in zero virgola, ma anche in 10 e passa punti dalle regionali 2010 a oggi. Tanto da porre l’interrogativo: se a Milano Pdl+Lega raccolgono meno del 40% in Italia di quanto consenso gode il governo oggi?

Pisapia e De Magistris vanno. E il Pd? Se lo sconfitto è molto chiaro, più difficile vedere chi è che ha vinto. Esiste una strategia che ha fatto vincere o messo in condizione di vincere i candidati del centrosinistra? Probabilmente no. In queste amministrative, che nel loro piccolo sono rivoluzionarie, ancora non si vede il filo rosso che tiene insieme tutti i risultati sulla penisola se non la flessione del centrodestra.
Il Partito democratico con i suoi candidati ha vinto dove era più semplice, o meno difficile, ovvero Bologna e Torino. Sotto le due torri, Virgilio Merola ha rintuzzato, per un punto, la falla che si poteva aprire con l’ottimo risultato dei “grillini”. A Palazzo di Città, Piero Fassino sostituisce Sergio Chiamparino che ha trascinato con il suo grandissimo consenso l’ex segretario Ds. Significativo anche l’incredibile vittoria dello “sceriffo” di Salerno, Vincenzo De Luca, che col 72% vince e prosegue nel suo regno sul Tirreno. Non vanno malaccio le liste Pd ma non è il partito di Bersani il simbolo di questo risultato.
Per il resto, i risultati più a sorpresa riguardano candidati non del Pd. C’è ovviamente Pisapia che dopo le primarie ha comunque trovato un accordo con il candidato democratico (sebbene anch’egli esterno al partito) Stefano Boeri. Ma ci sono i casi di Massimo Zedda a Cagliari – anch’egli in quota Sel e vincitore a sorpresa delle primarie – che si andrà a giocare al ballottaggio la partita in un feudo del centrodestra come il capoluogo sardo. E soprattutto la sconfitta del candidato democratico a Napoli, il prefetto Morcone che raccoglie meno del 20% e si piazza terzo dietro Lettieri del Pdl e di De Magistris che ottiene un incredibile 27% che lo porta al ballottaggio.

Beppe Grillo. Ha dato del bollito a Pisapia e del buson a Vendola: non gli ha portato bene. “La Moratti vince perché ha i miliardi”, falso. Con il tour elettorale fatto in prima persona, Beppe Grillo ha investito molto su queste amministrative. Ma anche qui i risultati non sono omogenei. Botto a Bologna con quasi il 10% per il Movimento 5 Stelle. Mentre Torino prende il più del 5 % ma non incide a differenza di come era capitato l’anno scorso per l’elezione di Cota e la sconfitta di Mercedes Bresso. A Milano, il giovanissimo Calise raccoglie un 3 per cento che potrebbe anche essere decisivo per il ballottaggio. Mentre a Napoli i grillini rimangono abbastanza ai margini della contesa.

La morale. In questi giorni su Roma soffiava una tramontana forte e fresca, che ripuliva il cielo e l’aria. Niente niente è proprio quel vento del nord che ha iniziato a spirare a Milano e che è già in arrivo verso Palazzo Chigi.

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