Neopopulismo e Tea Party in Europa

C’è stata una stagione (oddio, stagione). C’è stata una settimana – più o meno nell’ottobre 2010 – in cui Berlusconi se ne uscì dicendo che sarebbe stato bello avere un Tea Party italiano. Un po’ di fibrillazione, la Santanché che si candidava alla guida, il piccolo cotè liberista della destra (ve lo ricordate Antonio Martino? eh, quello) si scandalizza perché il pendolo va troppo dalla parte identitaria e anti-immigrati piuttosto che da quella del “no taxation without…”. E la meringa si sgonfia in un attimo.
Adesso, dopo i trionfi da Helsinki a Lugano passando per Budapest delle destre populiste in Europa e in attesa del successo della giovane Le Pen in Francia, qualcuno tira fuori la storia di un Tea Party europeo. Come abbiamo visto in lungo e in largo, ci sono affinità ma anche molte differenze tra birthers e i fan di Glenn Beck e le varie destre europee ma tant’è.
Qui un articolo (segnalatomi dalla studentessa Michela Mancini) e qui un altro uscito sul Messaggero e scritto dal buon Francesco.

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