Bauman se la prende(va) coi blogger già nel 2007

Dopo l’intervento a Libri come, la posizione di Zygmunt Bauman su Facebook e social network ha fatto molto discutere in rete (per esempio, qui). Incollo un mio articolo/intervista fatto per Nova24 qualche anno fa, dove il sociologo polacco già criticava pesantemente la rete e i blog.

Internet come fuga dalla realtà

Alessandro Lanni

«Internet? È una potente via di fuga dalle difficoltà e dalle tribolazioni della vita reale». In una battuta secca Zygmunt Bauman sistema la rivoluzione tecnologica della rete globale. La gentilezza e l’aplomb ormai anglosassone del sociologo polacco non nascondono una certa insoddisfazione nei confronti del fenomeno internet. E l’intervista sui temi caldi della rete con uno dei più importanti scienziati sociali in circolazione non inizia nel migliore dei modi. Bauman non solo non è entusiasta della network society (cit. Manuel Castells) ma vede nella rete solo «un’opportunità per trovare una compensazione delle sconfitte e delle umiliazioni causate dalla vita o che si teme essa possa provocare». Altro che nuova frontiera della comunicazione, della creatività o addirittura della democrazia, il web sarebbe un sedativo per le coscienze di individui in difficoltà nelle società contemporanee.

Fuori ci sarebbe il “mondo reale” pieno di frustrazioni e poi ci sarebbe la vita wired come scappatoia nei nostri rifugi. Tutto qui? Quali sono le ragioni di questo disincanto di Bauman per un fenomeno epocale che, peraltro, ha molti aspetti in comune con quella “modernità liquida” che da oltre un decennio il vecchio guru della sociologia contemporanea studia nei suoi risvolti attraverso i suoi innumerevoli libri? Prendiamo il mercato, ad esempio. Secondo Bauman, l’uomo contemporaneo è homo consumens (titolo anche di un recente volumetto pubblicato in Italia da Erickson), costantemente sul mercato alla ricerca di soddisfare desideri che si rinnovano in ogni momento. Ma il mercato è stato trasformato profondamente dalla rete.

Lo ha dimostrato in lungo e in largo Chris Anderson con la sua teoria della “coda lunga”. Dal mercato di massa si è passati alla massa dei mercati nei quali alla grande distribuzione generalista si sostituiscono rivenditori superspecializzati che soddisfano qualsiasi richiesta di potenziali acquirenti. Senza vincoli fisici, il mercato on line è sovrabbondante risponde alle domande di tutti, di tutte le “nicchie” di consumatori anche le più esigenti. «Ma questo fenomeno non dipende da internet!» sbotta Bauman. «Con o senza internet, il mercato dei consumatori non può far altro che premiare la varietà e le “nicchie”. L’omologazione dei bisogni e dei desideri sarebbe la sua condanna a morte. L’offerta procede attraverso un susseguirsi infinito di tentativi ed errori, ed ecco perché l’economia di consumo non può essere altro che un’economia dell’eccesso e dello spreco». Per dirla con le parole di Anderson, oggi «qualsiasi cosa si offre sul mercato ha una sua domanda». In fondo, non c’è molta distanza con l’analisi di Bauman, quello che cambia è il segno (positivo o negativo) che si dà al fenomeno.
“Liquido” per Bauman vuol dire anche istantaneo, frammentato e individualista.

Che poi, per molti, sono i difetti che affliggerebbero anche tutti coloro che abitano la rete. Narcisi che aspirano a trovare un minimo spazio di visibilità (e notorietà) on line. Eppure, internet adesso è anche web 2.0, spazio pubblico di collaborazione e partecipazione
creativa, dei siti wiki e delle social network. Bauman, tuttavia, non sembra convinto della reale efficacia di questa cooperazione sul web. «Internet è un luogo dove è possibile sfogare la propria passione politica senza impegnarsi, in processi di partecipazione quasi mai efficaci». Sul web, è il privato ad avere il sopravvento sul pubblico interesse. «Internet con il suo “software sociale” consente la creazione di legami interpersonali virtuali che servono ad alleviare sofferenze; inoltre, ha il vantaggio di svincolare il desiderio di “appartenenza” dal suo principale contraltare, ovvero la difficoltà di rompere il legame qualora quella data “appartenenza” non soddisfacesse più».

E del fenomeno dei blog cosa ne pensa Bauman? «Ccredo che l’unica funzione dei blog sia di consentire agli utenti di vedere celebrati se stessi e i propri interessi al pari dei “personaggi Tv”, secondo i parametri con i quali obbligatoriamente oggi si misura la qualità e rilevanza della realtà nel suo complesso». In molti tuttavia giudicano la blogosfera una nuova frontiera per l’informazione, addirittura un sapere dal basso che può divenire competitivo con le grandi testate e metterle in pericolo. In un recente articolo, il filosofo Jürgen Habermas denunciava il rischio che i giornali possano scomparire e suggeriva di tenere in vita questi strumenti fondamentali per la democrazia attraverso sovvenzioni statali. «Non sono d’accordo – prosegue Bauman – con la convinzione che il futuro della democrazia dipenda dalla tecnologia. In particolare, non credo che il “fulcro” del processo democratico, dell’agora, del luogo in cui l’interesse privato incontra costantemente la dimensione pubblica sia da attribuire a un mezzo di comunicazione piuttosto che a un altro. Internet non è né la salvezza né la tomba della democrazia. La “ragione critica” può essere incentivata da internet altrettanto che dalla carta stampata – il problema però è quanta gente, e per quali motivi, sarà incline ad accettare quel genere di offerta. Che sia con il contributo della carta stampata o di internet, il destino della democrazia dipenderà dallo sviluppo della globalizzazione, dell’individualizzazione, del consumismo, ovvero del consumatore contrapposto al cittadino».

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