I partiti personali scricchiolano, tornano le opinioni
Alberto Ferrigolo ha sentito per Caffe’ Europa tre politologi come Mauro Calise, Roberto D’Alimonte e Gianfranco Pasquino per provare a unire i puntini che ci restituisce l’ultimo risultato elettorale. E si scoprono varie interpretazioni sorprendenti.
«Sa cosa penso di queste elezioni? Che il dato più interessante è il ritorno al voto d’opinione» afferma Mauro Calise. «Io in genere distinguo tra quattro tipi di voto, che è poi la ripartizione classica: appartenenza, scambio, d’opinione a cui va aggiunta la novità di questi ultimi due decenni che è il voto leaderistico-plebiscitario, la vera forza un po’ di Berlusconi e che è stata anche quella in base alla quale ha sparigliato il sistema politico italiano. Se uno poi guarda soprattutto a Milano, quel che colpisce è l’affermazione di un candidato con un retroterra organizzativo quasi nullo, perché il Pd a Milano è notoriamente inesistente, nelle periferie e nel suo radicamento territoriale, di carisma – poi – non mi pare davvero si possa parlare… Pisapia lo descrivono tutti come un comunicatore mediocre… per usare un eufemismo… e non mi pare che si possa parlare di voto di scambio visto che sono vent’anni che la sinistra in quella città è a digiuno di potere, dunque…».
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